Considerazioni sulla Finanziaria 2007
di Alfredo Strambi.
Stampa, radio, televisioni sono stracolmi di giudizi ed interpretazioni sulla proposta di legge finanziaria......
Stampa, radio, televisioni sono stracolmi di giudizi ed interpretazioni sulla proposta di legge finanziaria presentata dal governo Prodi. Si moltiplicano le dichiarazioni di politici; commentatori più o meno interessati formulano analisi e propongono ricette; tutti professori, tutti scontenti in un confuso accavallarsi di notizie e pareri che rende difficile, quasi impossibile, orientarsi e formulare un giudizio di sintesi ancorchè provvisorio.
Siamo in presenza di una Finanziaria di sinistra o di destra? Ci sono oppure no quegli elementi di discontinuità rispetto alle finanziarie del centro-destra, che avrebbero dovuto caratterizzare e distinguere il nuovo Governo di centro-sinistra? Chi paga, chi ci guadagna?
Domande legittime, elementari e decisive, sopratutto per noi comunisti, che della necessità di introdurre aspetti significativi di inversione a favore dei lavoratori e dei ceti sociali più deboli abbiamo fatto la ragione del nostro appoggio al Governo Prodi.
Le risposte però non sono facili, anzi per certi versi premature.
In primo luogo non conosciamo ancora la vera dimensione quantitativa della manovra: i dati cambiano tutti i giorni; 30, 34, 37 o 40 miliardi di euro? E poi, se è vero che l'impianto della manovra nelle sue linee generali sembra definito sopratutto nella ripartizione tra nuove entrate e tagli, tra quote destinate allo sviluppo e quote destinate alla riduzione del deficit, altrettanto vero che sui singoli capitoli si è aperto uno scontro durissimo che porta quotidianamente a modificare le cifre stanziate. Provvedimenti cardine mutano continuamente e talvolta sono ritirati; centinaia di emendamenti sono presentati da opposizione e maggioranza e perfino ministri (quasi tutti) preannunciano emendamenti propri.
Niente di che stupirsi ovviamente; le finanziarie sono atti politici fondamentali in cui gli interessi si confrontano e scontrano (verrebbe da dire che sono un aspetto della lotta di classe) ed in questo senso si evidenziano anche le difficoltà della coalizione di maggioranza, in cui convivono e sono rappresentate istanze ed interessi sociali diversi e difficilmente conciliabili.
Alla luce di tutto questo verrebbe da pensare che la finanziaria nell'iter parlamentare può solo peggiorare.
Da subito abbiamo detto che questa non era, e non poteva essere, la nostra finanziaria; che erano presenti luci ed ombre; che dovevamo tentare di introdurre per quanto possibile elementi che andassero a favore delle classi sociali che vogliamo rappresentare.
A questo punto, con le riserve e le cautele del caso, è possibile formulare qualche giudizio?
Intanto si doveva far fronte ad una situazione finanziaria disastrosa e conseguentemente ai vincoli che le autorità europee impongono al governo italiano, non rispettando i quali i conti pubblici sarebbero andati fuori controllo con conseguenze disastrose ( debito pubblico al 108% del PIL ) non solo per l'economie italiana ma anche per le condizioni dei cittadini e dei lavoratori comuni.
Allo scopo sono stati stanziati 15-16 miliardi di euro per ridurre il deficit e riportarlo al disotto del 3%; un atto obbligato ed ineludibile.
Un primo aspetto positivo a questo proposito può essere trovato nel fatto che questa volta a pagare il prezzo dell'operazione non saranno i "soliti noti"(salariati,pensionati e classi sfavorite); forse non ci guadagneranno, forse andranno in pareggio,ma certamente non saranno solo loro, come sempre nel passato, a pagare il prezzo del risanamento.
La riforma fiscale avvia una sia pur timida operazione di riequilibrio dei redditi. Si tratta solo di un segnale, che tra l'altro presenta contraddizioni ed aspetti tutti da chiarire, ma sembra certo che almeno per i redditi al di sotto di 30.000 euro(cioè per la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani), tra revisione delle aliquote e degli scaglioni, trasformazione delle deduzioni in detrazioni, assegni familiari etc.), ci sarà un beneficio,certo insufficiente, ma che ripristina il carattere di progressività sul prelievo, che abbiamo da sempre sollecitato.
Tassazione delle rendite finanziarie e impegno nella lotta all'evasione( vero buco nero dell'economia italiana) costituiscono altri tasselli, pur nell'incertezza degli introiti, di un disegno condivisibile di risanamento che tra l'altro ha bloccato i tentativi di metter mano alle pensioni(stralciate dalla manovra) ed allo stato sociale.
E' stato assicurata la copertura per il contratto dei dipendenti pubblici.
Restano aperti problemi come la destinazione del TFR e la Previdenza complementare, i trasferimenti agli Enti Locali, i risparmi sanitari(ticket in primo luogo), i finanziamenti alla scuola, che sono oggetto di trattativa(ed in alcuni casi di accordi) con le parti sociali e le rappresentanze istituzionali.
Ci sono infine aspetti del tutto negativi, su cui dovrà esercitarsi la nostra pressione ed il nostro impegno per modificarli: in primo luogo il rischio che con il taglio nei trasferimenti agli Enti locali si riprenda con l'altra mano( cioè con l'aumento delle imposte locali) quanto concesso con la riforma dell'IRPEF ; l'assenza di impegni concreti per la riduzione del precariato, che è e resta il nostro principale obiettivo politico, e più in generale sulla riforma del mercato del lavoro(legge 30 etc.); l'insufficienza dei fondi stanziati per la ricerca, la scuola, l'Università, che nelle intenzioni dei documenti ufficiali avrebbero dovuto costituire il volano ed il paradigma del nuovo modello di sviluppo.
Ma è sopratutto la mancanza di un profilo e di un'identità precisa che suscita perplessità.
Nel tentativo di comporre le diverse anime del centro-sinistra, o per meglio dire di conciliare i diversi interessi sociali rappresentati, si è scelto di non scontentare nessuno, evitando di affrontare i nodi di fondo di una struttura economica e di un apparato produttivo in difficoltà, che avrebbe avuto necessità di scelte coraggiose a favore di una ripresa del mercato interno e dei consumi( cioè salari e pensioni), di lotta alla precarità del lavoro, di ammodernamenti basati sul rilancio dell'"economia della conoscenza", mentre si è scelto un compromesso al ribasso, che rischia solo di rimandare a tempi più o meno brevi la necessità di scelte improcrastinabili.
Ma prima di esprimere un giudizio definitivo, ripetiamo, aspettiamo la fine del film.
Alfredo Strambi