Oliviero Diliberto: Un voto al Pdci per una sinistra forte ed unita
Mancano due giorni al voto. Due giorni possono essere una quantità di tempo se tutte le compagne e tutti i compagni
Mancano due giorni al voto. Due giorni possono essere una quantità di tempo se tutte le compagne e tutti i compagni la impiegheranno per parlare con la gente, per utilizzare il nostro materiale di propaganda, per spiegare la nostra proposta politica: votare l’Unione per cacciare Berlusconi, e tra i partiti dell’Unione votare i Comunisti italiani per avere una sinistra più forte ed unita. Non è semplicemente il desiderio legittimo dell’unità che lo vuole, ma l’urgenza della politica. I problemi sono tali e tanti, così gravi e di così difficile soluzione, che è necessaria affermare la presenza di una sinistra che conti.
C’è un fatto che simboleggia più di altri la gravità delle politiche del governo Berlusconi. Dalla finanziaria è stato tagliato un capitolo del bilancio, il “Sostegno alla non autosufficienza”. I disabili, i portatori di handicap non avranno il sostegno pubblico. E’ un provvedimento che riassume emblematicamente l’atteggiamento del centrodestra nei confronti alle persone. Le persone contano se producono ricchezza, e più producono ricchezza più contano; se non producono ricchezza, se non hanno soldi, non contano. Da questa concezione vengono le misure che hanno ristretto il diritto alla scuola e reso drammaticamente precario il lavoro.
Le hanno chiamate misure di modernizzazione del paese, ma ricordo che quand’ero ragazzo, nella piazza della mia città, la mattina all’alba, al buio, c’erano file di persone, uomini per il lavoro a giornata, e davanti a loro c’era un altro uomo che sceglieva chi mandare a lavorare. Quel commercio delle braccia è stato abrogato grazie alle lotte del movimento operaio. La legge 30 lo ripropone, una sorta di caporalato del terzo millennio. E quella legge va cancellata.
Così come va cancellata quella controriforma della Moratti che ha permesso, in un giorno d’agosto del 2003, che i “legionari di Cristo”, associazione di fanatici che viene dal Messico, dietro cui si muovono personaggi come Fiorani, diventasse un’università parificata e finanziata dal pubblico. I soldi pubblici sono stati utilizzati per finanziare scuole e università private mentre il finanziamento alla scuola pubblica veniva tagliato del 40%. E’ stato reintrodotto un istituto scolastico abolito nel 1962, quello dell’avviamento al lavoro. E sapete perché? Perché la scuola insegna a pensare, dà senso critico, cultura, fornisce consapevolezza dei propri diritti. E allora è meglio che i figli dei lavoratori non abbiano grilli per la testa, e invece di perder tempo ad andare a scuola imparino alla svelta un mestiere.
Se il centrosinistra vincerà le elezioni, i comunisti italiani sceglieranno come obiettivi prioritari questi due temi, la scuola e il lavoro, assumendosi contemporaneamente l’impegno del ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq perché il nostro Paese possa vivere in pace.
Reputo quello dell’Unione un buon programma, nella consapevolezza che si tratta di un compromesso essendo l’Unione una coalizione di partiti di sinistra e di partiti moderati. Abbiamo ricercato e raggiunto mediazioni, in alcuni casi positive, in altri troppo timide.
Due esempi. In Italia è aperta una grande questione salariale. Salari e pensioni sono rimasti fermi mentre il costo della vita è aumentato vertiginosamente da quando è stata abolita la scala mobile. Da anni ne sosteniamo la reintroduzione, ma inizialmente sembrava un tabù, quasi una bestemmia. Abbiamo aperto una trattativa con le forze dell’Unione e siamo a riuscire a far scrivere nel programma che andrà immediatamente reintrodotta per le pensioni più basse. Non ci basta, continueremo la nostra battaglia perché ne usufruiscano i salari e tutte le pensioni, ma un primo passo è stato fatto ed è indubbiamente positivo.
Dove invece il programma ha timidezze eccessive è sulla laicità dello stato. Da anni assistiamo all’offensiva della gerarchia ecclesiastica cattolica su temi che dovrebbero essere di competenza dello stato, dalla fecondazione assistita alla 194, dalla legge del divorzio ai Pacs. Sulla famiglia è in corso una gigantesca opera di mistificazione ed ipocrisia. Se ne parla come di un’entità astratta, consegnata ai libri di storia. Se davvero la si vuole tutelare, sarebbe meglio occuparsi meno degli embrioni e più degli asili nido, meno di diritto astratto alla vita e più della condizione dei disabili, dei portatori di handicap, di assistenza agli anziani, di lavoro precario.
Ma il punto è: riusciremo ad applicare il programma? Ritireremo le truppe subito dopo le elezioni? Reintrodurremo la scala mobile? Ridurremo drasticamente la precarietà del lavoro? Eleveremo l’obbligo scolastico fino a 18 anni? Attueremo le unioni di fatto?
Dipenderà dai rapporti di forza che usciranno dalle urne. E i rapporti di forza ci dicono che dobbiamo continuare a lavorare per una maggiore unità della sinistra. Sono quindici anni che si divide. Scissioni, lacerazioni. E’ venuto il tempo di dire basta, di provare a rimetterci insieme, Un grande progetto politico, federato, plurale, in cui ciascuno mantenga le sue idee e la sua identità. Noi comunisti siamo pronti, disponibili da subito. È la nostra proposta politica, che rilanciamo a distanza di due giorni dal voto. La rilanciamo perché possano realizzarsi gli obiettivi che più stanno a cuore ad ogni forza che voglia autenticamente dirsi di sinistra: la rappresentanza politica del mondo del lavoro, il riscatto dei più umili, una vita degna di essere vissuta.